Ortica e la Street Art

15 September 2019
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muro orticaIl quartiere Ortica è il museo della street art a Milano

Conoscete già Milano e non vi va di fare il solito giro Duomo, Galleria, Castello e Navigli?

Allora approfittate della temperatura gradevole di questo autunno e andate a scoprire il Museo della memoria a cielo aperto che è il quartiere Ortica, alla periferia est di Lambrate.

 

Ortica, che fino agli anni '20, non era neppure Milano, deve il suo nome agli “orti”, perché il territorio era in prevalenza agricolo, grazie al fiume Lambro che lo bagna.

Oggi, gli orti ad Ortica non sono totalmente scomparsi, ma oltre agli orti c'è davvero di più.

Grazie al progetto degli Orticanoodles, un duo di street artist che ha scelto Ortica per il loro laboratorio, questo piccolo quartiere è diventata una tappa imprescindibile per chi ama la street art, ma anche solo per chi è curioso o si chiede se per rendere belle le nostre città servano sempre e solo le archistar (nessuna offesa alla scelta di City Life e dintorni, solo una proposta alternativa e interessante, eh) .muro musica

Se poi volete davvero non perdervi neppure una tappa di questo itinerario a Ortica e scoprire tutto, ma proprio tutto su questi murales in modo divertente, senza annoiarvi, provate a consultare il sito di Xcity Milano (https://xcitytours.com/it/), perché loro hanno creato un tour quiz che vi porterà a girare per Ortica e scoprire i murales, e non solo, e divertendovi a sfidarvi con i vostri amici o altre persone in un quiz a risposte multiple. Insomma, un modo un po’ diverso ma ottimo per imparare e fissare le idee senza fatica (beh, sì, un po’ si corre se volete arrivare primi e accaparrarvi i punti della prima posizione)

Le donne del Novecento, il murale che celebra Alda e le altre a Ortica

Degli 11 murales fa parte il “Muro delle donne del '900” in via Trentacoste.

Non preoccupatevi se alcune non le riconoscete, perché ci sono i loro nomi accanto ai visi e scatta immediatamente il gioco del “ma chi era? Ma cosa ha fatto?”.

Se Alda Merini, la poetessa milanese dei Navigli, è ormai un 'icona e sono pochi quelli che non la riconoscono con l'immancabile sigaretta, forse la memoria della giornalista Camilla Cederna si è un po' persa. Eppure è stata lei a portare il giornalismo investigativo in Italia e fu proprio in seguito a un suo libro che il Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone si dimise nel 1978.

Oppure Liliana Segre, la senatrice a vita reduce dell'Olocausto e instancabile nel raccontare cosa è successo, perché impariamo a riconoscerne le avvisaglie e a combatterle.

Ed anche Maria Maddalena Rossi, chimica, giornalista e deputata che per prima denunciò la legge fascista che impediva alle donne di fare carriera in magistratura.

O ancora Anna Kuliscioff, Ernestina Majno e Alessandra Ravizza, femministe e caparbie attiviste dei diritti femminili. Tutte immortalate a Ortica e tutte bellissime tra gli sfondi rossi, crema e turchese.

Lea, Giorgio e tutti i nostri eroi sul “Muro della legalità”

All’angolo di via San Faustino, altre figure femminili anche sul “Muro della legalità”: ci sono la senatrice Tina Anselmi, ma anche Lea Garofalo, uccisa dall'ex marito mafioso quando lei ha rotto il muro dell'omertà perché sua figlia non voleva farla vivere così. È scomparsa a Milano, una notte d'inverno, tra la nebbia, quando ancora a Milano c'era la nebbia.

E sul “Muro della legalità” ci sono anche il Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso con moglie e scorta a Palermo nel 1982, l'avvocato Giorgio Ambrosoli ucciso perché aveva cercato di fare onestamente il suo lavoro di liquidatore della Banca Privata Italiana  e Walter Tobagi, giornalista ucciso dalle Brigate Rosse.

Per chi è nato negli anni ’70, la storia della propria infanzia e adolescenza è tutta su quel muro.

Per chi è nato dopo o prima, è un modo per ricordare che gli italiani sono anche questi, eroi che non urlano né da Tv, né da social, ma che lavorano a testa bassa.

Il “Muro dell’immigrazione”: ieri noi, oggi altri

Sempre in via San Faustino c’è un muro dedicato alle immigrazioni, tutte.

Quelle di noi italiani che fino agli anni ’80 siamo stati tra le popolazioni che maggiormente emigravano negli USA;  prima sui bastimenti con scatole di cartone (ve la ricordate la canzone di De Gregori “Titanic” https://youtu.be/SQ-aPT8sMKg?) poi con gli aerei e magari con le valigie rigide, ma se ce ne andavamo dall’Italia, e non c’era neppure la guerra, una ragione altra c’era, no? Cercavamo una vita migliore che il nostro Paese non ci dava.

I colori scelti per questo murale non sono casuali: l’azzurro del mare, il rosso del sangue e il viola.

Hanno ammazzato Mario…dal tram che va all’Ortica

Poco più avanti, il “Muro della canzone popolare” è una celebrazione di Ortica, perché non pochi sono i rimandi a questo quartiere nella canzone milanese.

C’è Ornella Vanoni che ha cantato di Mario che hanno ucciso con un colpo di pistola sparato “da un tram che va all’Ortica” (qui trovate la canzone Hanno ammazzato il Mario https://youtu.be/VvQCNgNAw_M ) e le parole le aveva scritte il premio Nobel Dario Fo.

C’è Dario Fo e c’è Enzo Jannacci con la sua banda dell’Ortica.

I papaveri fioriscono sempre a Ortica

Se qualche volta vi è successo di arrivare a Milano in treno, tra Lambrate e Centrale vi sarà successo di scorgere, a sinistra, un muro dai brillanti colori rossi, viola e verde intenso.

Quello è il “Muro di Ortica”, quello che gli Orticanoodles hanno dedicato al quartiere.

Ci sono fiori che sbocciano in tutta la loro bellezza, fili d’erba e ci sono i papaveri, simbolo delle guerre mondiali che hanno sconvolto il Novecento.

È un murale allegro, i colori sembrano vibrare nell’aria e danno il tono a tutta la via.

muroalpini

Il Muro delle Guerre e degli Alpini

E parlando di guerre, non possiamo non ricordare il ruolo dei nostri Alpini.

Ci sono Teresio Olivelli e Cesare Battisti, eroi alpini giustiziati.

E ci sono i numeri: 24.876 gli alpini morti durante la Prima Guerra Mondiale.

Un tributo di sangue non da poco.

Il Muro dello Sport

Un po’ discosto dagli altri, in via Tucidide ecco il Muro dello Sport che inneggia ad altri eroi, quelli sportivi e ci sono anche le donne: tra tutte la nuotatrice Novella Calligaris e la sciatrice Debora Compagnoni.

E se siete arrivati qui, allora allungate di qualche passo a andate a scoprire gli orti di Ortica.

Ebbene sì, immersi nel verde, a due passi da ex stabilimenti, cavalcavia e treni, ecco i campi e, più in fondo seguendo lo sterrato dietro allo stadio di via Tucidide, c’è Cascina Sant’Ambrogio.

Una vera cascina in mattoni romanici con alcuni appezzamenti di terra dati in gestione a chi ne fa richiesta (se vi viene voglia, trovate le informazioni qui https://cascinet.it/ ) per poter coltivare quello che vi va: pomodori, lattuga o, magari, le zucche per quest’autunno che sta arrivando a grandi passi.

Ma Cascina Sant’Ambrogio non è solo orti: ci trovate un piccolo bar che è aperto saltuariamente, ci trovate dei tavoli e sedie se volete fare un picnic e ci trovate anche un’abside del XII secolo e proprio lì organizzano yoga e meditazione.

Non si può certo dire che la vita in cascina sia noiosa, no?

 

Cristiana Pedrali per la nostra Redazione

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