Bookcity Milano: auto-reclusi una riflessione dal Carcere di Opera

13 November 2020
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opera3Bookcity Milano non si ferma, e anche nell'anno dell'emergenza covid vuole mettere la lettura al centro. Ed ecco dall'11 al 15 novembre un denso palinsesto di appuntamenti anche se purtroppo solo

virtuali.

E anche per questa edizione 2020, l’Associazione Leggere Libera-Mente (LLM) - presieduta dalla psicologa Barbara Rossi - che da oltre dieci anni ha introdotto all’interno della Casa di Reclusione di Milano-Opera laboratori di poesia e scrittura creativa, darà il suo contributo.

Nella sezione dedicata al #sociale, sabato 14, alle ore 11, in diretta streaming su FB, LLM ha presentato un lavoro corale dal titolo “Dall’auto-reclusione al ritorno alla vita”.

Si tratta della raccolta delle poesie vincitrici delle prime 4 edizioni del concorso letterario “Adotta l’Orso, per uscire all’isolamento”, edito da La Vita Felice e curato da Barbara Rossi e Martino Menghi, con prefazione del poeta Massimo Daviddi e della psicoterapeuta, docente e supervisore Maria Zaccagnino. E' il primo step di un progetto più ambizioso che mira a realizzare un secondo volume dedicato alle opere narrative distintesi nel Concorso.

Un concorso internazionale di scrittura nato nel 2014 - che sino ad oggi ha coinvolto oltre 600 reclusi e circa 1500 studenti - per volontà degli stessi detenuti corsisti dei laboratori gestiti dall'Associazione Leggere Libera-mente, e rivolto a tutti coloro che si chiudono in se stessi, fra le mura di un carcere o di casa, o anche fra le pareti invisibili di una autoreclusione vissuta nell’apparente normalità. Un mal di vivere che ormai è una pratica purtroppo molto diffusa, oggi anche a causa del coronavirus.

Ladotta orso carcere opera copertina’iniziativa, cresciuta negli anni, ha valicato anche i confini nazionali, raccogliendo i favori molti partner esterni, fra i quali anche al prof. Claudio Sarzotti del Dipartimento di Giurisprudenza e alla prof.ssa Georgia Zara del Dipartimento di Psicologia - Università di Torino. Attualmente è possibile partecipare alla quinta edizione del concorso.

Durante la diretta Facebook, grazie agli interventi di Barbara Rossi e Renzo Magosso, direttore del periodico “In corso d'Opera” redatto dai detenuti del carcere di Opera, e di Martino Menghi è stato affrontato il parallelismo tra reclusione e autoreclusione.

Recita un detto zen: “Non chiuderti, non chiudere e non farti chiudere”, è proprio questo il messaggio che i carcerati, appena hanno avuto l'occasione, hanno rilanciato a chi, e non sono in pochi, decide di isolarsi dal mondo. Solo in Italia si parla di 4 milioni di individui, perlopiù giovani.

In Giappone c'è una parola precisa che denota chi decide di autoescludersi ed è “Hikikomori" che significa letteralmente "stare in disparte" e viene utilizzato per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria abitazione, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.

Barbara Rossi ha spiegato come durante il lavoro di lettura in carcere fosse uno choc per chi è recluso coercitivamente sapere che esistano ragazzi che si autorecludono, ma “Insieme abbiamo deciso di osservare questo fenomeno e di cercare di intercettare questi ragazzi, capendo che la strategia migliore fosse proprio quella del concorso letterario”.
Dai lavori poetici arrivati si è compreso come si trattasse di un fenomeno in prevalenza giovanile, ma non solo, nato per tutelarsi dalla sofferenza.“Grazie al nostro lavoro, continua Barbara, abbiamo tradotto in parole il problema, l'obbiettivo è che nessuno rimanga solo, che si mettano in rete le emozioni per diventare più consapevoli e crescere insieme”.

Nel suo intervento Martino Menghi, sottolinea il ruolo creativo della poesia e quello quasi terapeutico della scrittura: “Anche la psicoterapia indica la scrittura come strumento per la propria emancipazione. Rappresentando la propria sofferenza la si oggettivizza ed è possibile liberarsene”. Paragona l'autorecluso, ma anche il recluso, a una sorta di feto nel limbo uterino dove tutti sono esclusi e nel quale si rinuncia all'interazione per la paura di soffrire. Questa dimensione però può e deve essere il punto di partenza verso una nuova esistenza.

hikikomoriMagosso, dopo aver portato i ringraziamenti del direttore del Carcere di Opera Silvio Di Gregorio, spiega come dopo il boom delle poesie degli anni Sessanta e Settanta, quando le persone volevano esprimere le emozioni di un periodo caldissimo, nel ventennio successivo la passione per le liriche è andata in crisi per tornare in auge negli anni Duemila, quando è riemersa la necessità di esorcizzare l'orrore per il reale.

Tutti i relatori sono concordi nel ribadire il ruolo catartico della poesia: “Mettere in parola, anche se non risolve le cause e le sofferenze, è comunque un primo modo per alleviare il dolore, per prendere le distanze da una sofferenza carnale e poterne prendere coscienza, per vederla meglio. Non abbiamo la pretesa di sostituire la scrittura alle cure terapeutiche dei traumi. Scrivere però aiuta, è un primo passo importante, che offre le parole anche a chi non le ha. Affinchè nessuno resti solo nell’auto-reclusione.” Queste le parole che fanno da prefazione al volume che è possibile acquistare sul sito dell'editore La vita Felice. I proventi andranno a sostegno del progetto.

Consultate il sito per altre informazioni su Leggere Libera-Mentee sulla programmazione di Bookcity 2020

Sara Rossi

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