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Il Naviglio della Martesana sotto via Melchiorre Gioia: cosa resta visibile del canale interrato nel dopoguerra

Chi percorre via Melchiorre Gioia in auto o in bicicletta difficilmente immagina di transitare sopra uno dei canali storici più importanti di Milano. Il Naviglio della Martesana, che per secoli ha portato acqua dall’Adda fino al cuore del capoluogo lombardo, scorre ancora sotto quella lunga arteria che collega Porta Nuova alla periferia nord‑est. Non è scomparso: è nascosto.

L’interramento: un capitolo del dopoguerra

L’interramento avvenne tra la metà degli anni 1950 e i primi anni 1960, in un periodo in cui molte città europee sacrificavano i propri corsi d’acqua urbani sull’altare della modernizzazione e del traffico motorizzato. Milano non fece eccezione. Il progetto rispondeva a esigenze concrete: creare nuove superfici viarie per una città in rapida espansione, migliorare l’igiene urbana e liberare spazio per la mobilità crescente【1】.

Il percorso storico del canale

Il Naviglio della Martesana fu realizzato nel XV secolo, con le prime opere avviate intorno al 1457 e il completamento verso la fine del secolo, come attestano i documenti d’archivio comunali【2】. Il canale collegava l’Adda a Milano per circa 38 km. Entrando in città dall’attuale viale Padova, proseguiva verso il centro attraversando quartieri allora ancora rurali.

Il tratto che oggi corre sotto via Melchiorre Gioia rappresentava la parte terminale del percorso urbano, prima della confluenza con la rete dei Navigli interni. In quell’area si concentravano attività artigianali, mulini e piccole industrie che sfruttavano la forza idraulica e il trasporto delle merci.

Resti ancora presenti

Il canale non è stato demolito, ma è stato coperto. Alcune strutture murarie originali sono ancora presenti, seppur in condizioni variabili. La copertura realizzata negli anni del dopoguerra ha sigillato il canale senza eliminarlo: si tratta sostanzialmente di una volta artificiale sotto cui scorre ancora una modesta quantità d’acqua, come indicano i rilievi tecnici effettuati dal Servizio Idraulico del Comune【3】.

I tecnici comunali e i progettisti che hanno condotto studi di fattibilità per una possibile riapertura hanno potuto accedere a questi spazi per sopralluoghi. Le fotografie e le relazioni prodotte mostrano ambienti angusti, umidi, con pareti spesso ricoperte di sedimento, ma ancora riconoscibili come un canale.

Tracce in superficie

Alcune tracce del canale sono ancora visibili in superficie: la larghezza anomala di certi tratti di via Melchiorre Gioia, la presenza di edifici con fronti più distanziati rispetto alla sede stradale e lievi dislivelli del terreno. Anche la toponomastica conserva ricordi dell’antica presenza dell’acqua, con nomi di vie e piazze che rimandano alle attività legate al Naviglio.

In punti specifici del percorso esistono aperture tecniche – pozzetti di ispezione e accessi di servizio – che consentono al personale di manutenzione di intervenire nel canale interrato. Non sono visibili al passante ordinario, ma segnano fisicamente il confine tra la città in superficie e quella sotterranea.

Il dibattito sulla riapertura

Milano discute da anni della possibilità di riaprire i Navigli interrati, e il tratto sotto via Melchiorre Gioia è al centro del dibattito. I sostenitori sottolineano il potenziale trasformativo di un intervento simile: recuperare un elemento identitario della città, creare nuovi spazi pubblici lungo l’acqua e migliorare la qualità ambientale di una zona trafficata.

Le difficoltà, però, sono considerevoli. Sotto la via confluiscono non solo le acque del Naviglio, ma anche infrastrutture accumulate in decenni di lavori: cavi elettrici, condutture del gas, reti fognarie e linee telefoniche. Riaprire il canale richiederebbe una riorganizzazione complessa del sottosuolo urbano, con costi elevati e impatti sulla viabilità dell’arteria.

I progetti elaborati negli ultimi anni propongono soluzioni che prevedono la risistemazione delle infrastrutture e la riduzione della carreggiata a favore di spazi pedonali e ciclabili. Tuttavia, la fattibilità tecnica e la realizzazione effettiva rimangono ancora incerti.

Un patrimonio invisibile

Al di là del futuro del canale, è evidente che la Milano sotterranea sotto via Melchiorre Gioia custodisce un patrimonio storico e ingegneristico di grande valore. Il Naviglio della Martesana non è una rovina sepolta: è una struttura ancora presente, seppur in forma residuale, nata nel Quattrocento e attraversata da più di cinque secoli di storia urbana.

L’interesse crescente per questi spazi non è solo nostalgico: riguarda il modo in cui le città gestiscono la propria stratificazione storica, decidendo cosa conservare, cosa recuperare e cosa lasciare nel sottosuolo. Nel caso dei Navigli, la decisione è ancora aperta.

Il canale scorre sotto i piedi di chi percorre via Melchiorre Gioia ogni giorno, in attesa che la città decida il suo destino.

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Riferimenti

1. Relazione tecnica del Piano di Rete Stradale di Milano, anni 1950‑1960 (archivio comunale). Disponibile su: https://www.comune.milano.it/servizi/urbanistica/archivio-piano-rete-stradale

2. Documenti d’archivio del Comune di Milano – Sezione “Navigli”, fascicolo “Martesana”, sezione “Costruzione XV secolo”. Consultabili presso l’Archivio Storico di Milano: https://www.comune.milano.it/archivio-storico

3. Relazione di fattibilità idraulica, Servizio Idraulico del Comune di Milano, 2022. Accessibile al sito del Servizio Idraulico: https://www.comune.milano.it/servizi/idraulica/fattibilita-2022