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A Terra Madre 2026 tante storie di inclusione sociale attraverso la produzione alimentare

Il cibo che unisce, e non discrimina


C’è un’agricoltura che unisce anziché sfruttare, che promuove l’inclusione invece di impoverire, che non lascia indietro nessuno. E a Terra Madre Salone del Gusto 2026, fino al 27 settembre nel centro di Torino, sono tante le storie di chi, attraverso l’agricoltura, ha trovato la propria strada, di affermazione personale e professionale. Donne e uomini testimoni che il cibo è un ponte, non soltanto tra culture ma per superare le difficoltà.

C’è Abu Said Sheik, arrivato dal Bangladesh nel Viterbese: la sua nuova vita è legata a doppio filo a una varietà di aglio appena diventata Presidio Slow Food, l’aglio rosso di Proceno. Dopo aver lavorato per l’azienda agricola La Treccia, si è messo in proprio aprendo l’azienda agricola Il Sogno: entrambe le realtà fanno parte del Presidio, e Abu Said oggi è il più giovane dei produttori del gruppo. C’è Duncan Okech, nato in Kenia e rinato a Bra, dove nel 2019 si è laureato all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Oggi lavora in Sicilia, a Camporeale (Palermo) nella cooperativa agricola Valdibella, che lo ha «incluso e accolto». Il cibo, racconta, «è stato motore di inclusione. Cosa significa inclusione? Significa aprirsi alla contaminazione, sfidare la monocultura, portare avanti un modello agricolo in dialogo con il territorio e con le comunità che lo abitano». E c’è Fidaa Abuhamdiya, costretta a lasciare la Palestina per l’oppressione subita da Israele, esercitata anche sul diritto a produrre cibo: a Terra Madre ha ricordato la vicenda che riguarda lo Za’atar, il mix di timo e origano, simbolo della cucina palestinese e segnalato anche sull’Arca del Gusto, divenuto emblema dell’appropriazione – culturale, agricola, politica – esercitata dai coloni israeliani nei territori occupati. Oggi Fidaa, con una laurea in scienze e cultura della gastronomia e della ristorazione, vive a Padova dove lavora come mediatrice culturale nel carcere cittadino, scrivendo di cibo e portando la sua passione per la cultura alimentare tra i detenuti.

Nelle conferenze di Terra Madre sono state raccontate le storie di inclusione che nascono dall’impegno sul territorio delle associazioni territoriali della Chiocciola: come OrtoCentro, il progetto di agricoltura urbana, lavoro dignitoso e filiera corta lanciato da Slow Food Messina in collaborazione con Fondazione MeSSinA e finanziato dalla Regione Siciliana, che accoglie persone fragili o in difficoltà coinvolgendoli in percorsi lavorativi legati all’agricoltura e alla trasformazione delle materie prime. Tra gli espositori del Mercato ci sono realtà produttive come PeperonAut, la cooperativa sociale nata in Basilicata per favorire l'inclusione lavorativa e l'autonomia di giovani con autismo. Le attività, le cui parole chiave sono autonomia e partecipazione, ruotano attorno alla filiera del Peperone di Senise, segnalato sull’Arca del Gusto, e ai prodotti derivati.

Sono esempi di un modo di intendere l’agricoltura agli antipodi da quello che, troppo sovente, riempie le pagine della cronaca nazionale con episodi di sfruttamento e violenza. Esempi che non fanno rumore, ma la differenza sì. «Un sistema alimentare inclusivo, che cura la natura e genera pace, si fonda sul rispetto per il cibo, per l’ambiente in cui viene prodotto e per chi lo produce» conclude il presidente di Slow Food Edward Mukiibi.